Rosa Conchiglia

Rosa Conchiglia
Anaïs Nin e i giorni del porno

di Magdalena Barile
con Anna Amadori
immagini Alberto Sarti
assistenza Nella Califano
produzione Associazione Liberty
Il primo studio di Rosa Conchiglia è stato presentato nella stagione teatrale Agorà diretta da Elena Di Gioia con la produzione di Associazione Liberty


Come nasce un’icona: dal surrealismo a wikiquote.

“Non vediamo le cose come sono, ma le vediamo come siamo.”

“Andare sulla luna, non è poi così lontano. Il viaggio più lontano è quello all’interno di noi stessi.”

“Odio gli uomini che temono la forza delle donne.”

“Creare un mondo tutto mio, come un luogo, una regione, un’atmosfera in cui poter respirare, regnare e ricrearmi quando ero spossata dalla vita. Questa, credo, è la ragione di ogni opera d’arte.”

Se Anais Nin fosse viva oggi sarebbe una delle dive più seguite su Twitter. Scrittrice erotica, icona femminista, poetessa surrealista, morta nel 1977 in California, la Nin è oggi una delle autrici del ‘900 più citata on line. Sono moltissimi i siti dove si può fare man bassa di aforismi e citazioni che spaziano gli ambiti più diversi, dalla poesia alla psicoanalisi, passando per la mistica e l’erotismo.

La sua mastodontica opera diaristica, si presta, ad essere saccheggiata per fornire un brillante vademecum all’educazione sentimentale di ragazzi e ragazze ma anche un prontuario di riflessioni sull’arte e sul senso della scrittura vissuta dall’autrice, una vera e propria grafomane, come una necessità pari a quella di respirare per vivere.

Quando la Nin scriveva parole come quelle che troviamo oggi su i siti on line non era una scrittrice famosa e fa riflettere come dei frammenti di opere sperimentali e misconosciute siano oggi un prodotto mainstream che ha rilanciato la reputazione della loro creatrice alla stregua di una filosofa.

La vita come opera d’arte

La vita avventurosa piena di relazioni personali e artistiche, lo studio delle teorie psicoanalitiche, le annotazioni diaristiche di un’esistenza votata alla scoperta e alla liberazione del piacere, prima di tutto quello della creazione artistica, fa di Anaïs Nin un’esponente di primo livello di quella categoria di artisti che hanno fatto della loro vita un’opera d’arte. Per numero di citazioni e immagini iconiche la si potrebbe accostare al sommo Oscar Wilde che nella sua vita, come nelle sue opere ci lascia un patrimonio di pillole fra lucidità e provocazione.

“O si è un’opera d’arte o la si indossa”.

Se si guardano le foto di Anaïs Nin la troveremo spesso in costume, la sua fantasia, le sua sensibilità per l’oriente o per la danza ce la fa incontrare vestita da odalisca, da spagnola, velata o ricoperta di lustrini con il suo inconfondibile liquido sguardo penetrante.

Le molte vite di un’icona erotica

In quest’epoca di terzo femminismo, studi di genere, nuove identità sessuali che rivendicano la propria esistenza, la reputazione della Nin è sempre in crescita. Ci si riferisce a lei come a una maestra di stile, una guru della liberazione sessuale, una donna che si è fatta da sola, pubblicata da sola, riferimento ancora oggi di giovani artiste di successo che fanno dell’universo femminile il loro terreno di esplorazione. Come tutte le icone è stata accusata di narcisismo, sociopatia, perversione, etichettata, sbassata, giudicata dalla morale comune come un falso ben congeniato. La Nin è stata in vita molte donne e la sua trasformazione in icona è passata attraverso almeno quattro tipi di scrittrice differente.

La Nin ha vissuto molte vite, dalle origini cubane alla giovinezza nella Parigi degli anni ’20 a contatto con i grandi surrealisti, la New York del dopo guerra, il boom economico, la tardiva e relativa celebrità data dal suo discutibile e altrettanto invidiato stile di vita. Anaïs ha scritto una decina di libri, ma solo uno, una raccolta di racconti ha avuto un po’ di credito presso i critici. Si è pubblicata da sola quattro libri e per tutta la vita non ha mai abdicato alla sua vocazione di generosa mecenate, pur non disponendo di molto denaro.

Un diario scritto per essere pubblicato

È una lunga fase di vita ai margini, di abnegazione e autoproduzione a costruire le basi del mito che verrà. La produzione di racconti erotici, cominciata all’inizio degli anni ’40 farà il resto. Ma è l’opera diaristica che a partire dagli anni ’70 la lancia come autrice di culto delle femministe. È raro trovare nella forma diario del ‘900 un’opera così complessa e polifonica, opera di poesia e introspezione, documento prezioso di vita, arte, aneddoti fulminanti di personalità celebri come Antonin Artaud, Gore Vidal, Salvador Dalì e molti altri. È una scrittura fortemente intima quella dei diari, che però avvolge, coinvolge, diverte. Come fa dire Oscar Wilde a un personaggio femminile di una celebre commedia a proposito del suo diario di ragazza, “Vede, si tratta soltanto del registro dei pensieri e delle impressioni di una ragazzina, e di conseguenza è concepito per essere pubblicato”.

Molti amanti, molti contestatori

Negli anni ’70 Anaïs era adorata da stuoli di fans che vedevano in lei un modello di donna e scrittrice che si era creata uno spazio tutto per sé nel maschio mando della letteratura e faceva il giro degli stati uniti con i suoi readings. Alla sua morte era al massimo della sua fama, quindici anni dopo era già stata dimenticata. Disprezzata dai ben pensanti, ricordata solo per quei racconti erotici scritti a pagamento che lei stessa non voleva pubblicare perché temeva, e aveva ragione, avrebbero offuscato la sua opera. E il sesso è stato da quel momento la cifra che più ha connotato l’identità artistica della Nin che sì, aveva una penna sensuale e libera, ma che non faceva distinzioni di generi letterari quando si trattava di esplorare l’animo umano. L’erotismo come tante altre cose era solo un aspetto della vicenda.

Rosa conchiglia: oltre il delta di Venere

È proprio su questo paradosso, questo equivoco editoriale che nasce lo spettacolo Rosa Conchiglia. All’inizio degli anni ’40 troviamo Anaïs Nin a New York, ha passato i quarant’ anni, il periodo d’oro della Parigi ruggente e surrealista è finito. C’è la guerra, c’è la miseria. Lo scrittore americano Henry Miller, amante e amico, le procura un lavoro: scrivere racconti erotici per un collezionista privato. Lei accetta, è nelle sue corde. Coinvolge altri amici e poeti squattrinati nell’impresa. Nel frattempo lavora alle sue opere poetiche, si scontra con gli editori che trovano il suo stile troppo ostico per essere pubblicato, decide di comprare una macchina tipografica e pubblicarsi da sola. Vive in un mondo sospeso di percezioni e diffrazioni, non ha bisogno di oppio se ha con sé il suo diario, dice, scrittura e lavoro manuale, la sua vita sociale è limitata, la sua visione artistica già molto radicata.

Si rappresenta qui l’icona quando era solo una poetessa ai margini che nemmeno le migliori profezie avrebbero convinto di essere destinata a grande fama. Attraverso le relazioni, le lettere, le telefonate, il lavoro di scrittura, una passione di passaggio, si vuole raccontare Anaïs Nin in un circoscritto momento storico che già contiene in controluce tutte le vite del mito che comporrà: la scrittrice, l’amante, la seduttrice, la santa surrealista.

Le parole dell’autrice sono intrecciate a quelle dell’azione scenica. La vecchia soffitta dove abitava a New York diventa un luogo magico che si popola di oggetti e presenze che insieme tessono la trama di una vita vissuta nel sogno destinata a diventare leggenda.

Rosa Conchiglia è un omaggio a una scrittrice di fama, un’ incursione nella biografia di una poetessa ma anche una riflessione sul processo artistico e la sua precarietà. Oggi, in un’epoca in cui per gli artisti è sempre più difficile avere spazio e sostegno nella ricerca, l’esempio della Nin ci ricorda che oltre l’ispirazione, la tenacia e una illimitata fiducia nel potere taumaturgico dell’arte possono creare mondi dove è ancora possibile sognare.

Lo spettacolo

I primi anni della vita americana, Anais Nin li vive in una soffitta. Con una consapevolezza fuori del comune e un pragmatismo tenace, Anais Nin trasforma il sottotetto del palazzone newyorkese in una roccaforte per conquistare il Nuovo Mondo. Le armi di questa battaglia senza spargimenti di sangue se le porta dalla Vecchia Europa: il primato dell’immaginazione, il culto del pensiero e dell’intelligenza, l’elevatezza del sentire e del gusto, la concezione dell’arte come strumento primo di conoscenza del reale e l’amore per i suoi colleghi artisti. Il tempo dello spettacolo è dunque il tempo della soffitta. Escludendo qualsiasi tentazione realistica, la soffitta di Rosa Conchiglia è un luogo psichico, una stella dello spazio siderale che illumina il presente americano, duro e umiliante di povertà e incomprensione, con i bagliori di una storia personale e collettiva potente. E’ con la luce della sua vitale e concreta immaginazione che Anais trova posto in un mondo che tuttavia le rimane incomprensibile e volgare. Dunque la soffitta nello spettacolo è uno spazio bianco, piccolo eppure sconfinato proprio come la nostra testa, un libro aperto, un po-up di una antica e civettuola poltrona, in apparenza troppo bassa ma in realtà perfetta per scatenare l’atto psicomagico- oggi si direbbe così con un esitante sorriso e forse lo definirebbe in ugual modo ma con una risata decisa la stessa Anais , il cui sguardo oltrepassava il presente per un futuro che lei, con un grande senso dell’umorismo, già si portava addosso -, l’atto psicomagico della “creazione ” di sè e della propria storia. “Mio padre è nato nel paese delle arance. Mi accorgo subito della differenza fra un frutto e la sua imitazione cattiva. Per bermi una buona spremuta io devo scriverla. Per fare conoscenza con una persona devo annotarne i movimenti. Per ricordare un pomeriggio d’amore devo andare a rileggere. Solo le cose che scrivo sono vere finalmente, hanno sapore.” E’ facile parafrasare: solo le cose che re-cito sono vere, solo le cose trasformate dalla virtù dell’immaginazione sono vere. Questo è lo spettacolo, incarnato da un sè, che rivive e non narra, e vivo di immagini e parole che riverberano riflesse dallo sguardo di stella di una creaturina luminosa, fortissima e leggera, intensa e comica.